Presentazione nuovo libro

Commento di Don Livio Rota sul nuovo libro di Apeciti su Bartolomea
Bartolomea, un'anima moderna

Lo scopo della presentazione di un libro, in questo caso della nuova biografia di Bartolomea Capitanio, dovrebbe essere quello di offrire motivi e ragioni per la lettura, di incentivare la curiosità del futuro lettore al fine di stimolarlo a trovare un suo personale percorso di accostamento e riappropriazione del personaggio.
Iniziando dagli aspetti più formali mi sembra di poter dire che questa biografia si legge molto bene e con grande scorrevolezza. Non è facile farsi leggere senza difficoltà senza scadere nella banalità. La narrazione fluisce accattivante, riuscendo senza inutili pesantezze a dare un’idea compiuta della santità come si è realizzata in Bartolomea Capitanio.
L’autore la fa spesso intervenire direttamente, con brani delle sue lettere o della sua produzione di carattere spirituale: viene fuori un ritratto vivace, sorridente, quasi esuberante della vitalità di questa giovane donna, così distante dagli stereotipi di certa agiografia ottocentesca, che, purtroppo, spesso ha finito col presentarci un’immagine di santità piuttosto ombrosa, malinconica, quasi “triste”, certamente lontana dalla naturale simpatia che invece Bartolomea suscita fin dall’inizio di questa biografia. Nonostante la nostra lontananza cronologica e culturale dagli inizi dell’Ottocento, Apeciti è riuscito a far brillare l’anima moderna della Capitanio, sempre attuale al di là dei necessari rivestimenti storici, come sempre giovane e dinamico è il cuore della santità cristiana.
Quindi chi cerca un testo agile ma adatto a cogliere l’essenziale della vita di S. Bartolomea ora non ha più scuse e non può più trincerarsi dietro le attenuanti di biografie eccessivamente lunghe, noiose o troppo impegnative.
Passando ora ad un esame degli aspetti di tipo contenutistico la biografia di Apeciti si raccomanda da molti punti di vista.
Innanzitutto, da storico che conosce bene il suo mestiere, l’autore offre un panorama del contesto in cui la vita di S.Bartolomea nasce e si sviluppa. Uomini e donne sono sempre il frutto di un complesso di elementi e situazioni che li generano. Nel nostro caso si tratta dell’età della Restaurazione, un’epoca gloriosa, come gli storici ben sanno, per quanto concerne la storia della vita religiosa in Europa. Le vicende della vita della Capitanio sono uno squarcio significativo in quei tempi tanto sofferti quanto eroici. L’autore mette bene in evidenza, ad esempio, come i primi passi di S.Bartolomea verso la santità siano accompagnati dalle Clarisse di Lovere, ovvero dalle religiose che avevano visto la persecuzione, la soppressione ed il ristabilimento della loro comunità. Come se un testimone passasse dalle mani delle anziane alle più giovani, come se il seme che muore trasmettesse nuova forza Bartolomea fonderà una congregazione che, insieme a moltissime altre, darà eccezionale impulso al rifiorire della vita religiosa dell’Ottocento. Sappiamo infatti come questo secolo ha assistito ad una vera e propria “resurrezione” della vita religiosa, che ha scritto proprio in quegli anni alcune tra le pagine più esaltanti della sua storia. Ed è stata proprio la storiografia a individuare le radici di questo straordinario sussulto spirituale esattamente negli anni della Restaurazione, se non addirittura al tempo delle persecuzioni dei religiosi nell’età rivoluzionaria e napoleonica.
Potremmo concludere che spesso, nelle vicende della storia, da una Chiesa tribolata nasce una Chiesa migliore perché purificata. La persecuzione rivoluzionaria (e forse non è un caso che Bartolomea si ispiri all’esperienza francese di S.Antida Thouret per il suo progetto) ha generato una Chiesa meno preoccupata di sé, del proprio interesse e potere, più povera, meno autoreferenziale e, per questo, più ricca di carità verso il mondo, più sensibile alle necessità e bisogni dei poveri. L’esplosione delle nuove congregazioni di religiosi e religiose ottocentesche che hanno tra i loro carismi l’esercizio della carità verso il prossimo è anche il frutto di una Chiesa migliore perché, purificata dalla persecuzione rivoluzionaria, si ritrova agli inizi dell’Ottocento più povera di ricchezze e potere ma più ricca di carità, sola vera ricchezza della Chiesa.
Il contesto più volte evocato nel corso della biografia permette dunque di mettere nella giusta luce gli aspetti più significativi della santità di Bartolomea. Mi limito qui a sottolinearne alcuni, senza alcuna pretesa di esaustività.
L’autore descrive bene l’ambiente familiare della Capitanio: la mamma con la sua semplice e profonda fede, paradigma esemplare di innumerevoli donne dell’epoca; il padre, del quale non si tacciono gli aspetti più negativi, come l’abuso di vino che lo portava spesso alla violenza; soprattutto viene messa bene in evidenza quella che potremmo chiamare una consueta, per l’epoca, familiarità col dolore, acuita, tra l’altro, dalla piaga della mortalità infantile, che non risparmia nemmeno la famiglia di Bartolomea. Questo ci permette di concludere che la futura santa non nasce in un ambiente di santi, ma segnato da forti limiti.
La vicenda personale di questa donna mostra che non si nasce santi, ma lo si diventa; e si può cambiare a partire da una situazione che non si presenta né migliore né peggiore di tante altre. La santità descritta in questa biografia affonda le sue radici nella concretezza e “banalità” del male, che prende il volto della fame, della miseria, delle malattie, del degrado morale. Non si può dire certo che l’autore indulga ad un’agiografia celebrativa: a partire dalla sua famiglia di origine la Capitanio fa fiorire la sua santità tra le miserie del mondo.
Agli orfani, agli ammalati, ai bimbi e bimbe lasciati a se stessi, in una parola: ai bisogni di un’umanità dolente, lo Spirito risponde facendo germogliare il frutto della carità di Bartolomea.
Potremmo inoltre fare alcune considerazioni a partire dal modo con cui viene presentato il percorso formativo della santa. Premettendo che il mistero dell’anima rimane sempre segreto nei suoi aspetti più essenziali e personali la biografia consente di alzare leggermente il velo su questa intimità spirituale per poter cogliere qualche sprazzo di luce.
Si potrebbe menzionare, ad esempio, il ruolo di due grandi figure di educatori quali don Bosio e don Barboglio. Osserveremmo così che, senza quelle guide forti e sagge, la Capitanio non sarebbe mai diventata la Capitanio. Anche il santo ha bisogno di altri credenti, non è mai autonomo; la santità non è mai qualcosa di univoco, ma è sempre plurale; riflette l’unica Luce che altri, in maniera più opaca ma comunque necessaria, ci hanno trasmesso.
Così come pure si potrebbe indulgere a qualche osservazione sul percorso vocazionale della santa. Per far rilevare, ad esempio, la prolungata distensione temporale in cui esso si compie. Ci accorgeremmo, allora, come Bartolomea non ha visto chiaramente tutto e subito, ma ha avuto bisogno di tempo per intravedere il disegno di Dio su di lei. Questa ricerca, tuttavia, pur distendendosi in un arco di tempo non brevissimo, si esplica senza fretta od ansia alcuna. Con grande tranquillità interiore, nondimeno, Bartolomea non perde alcun secondo della sua giornata. Ad esempio, dopo avere lasciato l’educandato dalle Clarisse, ritornando in famiglia, ella sembra vivere apparentemente alla giornata, senza prospettive di ricerca vocazionale seria, “persa” in una miriade di gesti di carità spicciola priva di orientamenti di grande respiro. Sono invece anni non solo di intensa attività assistenziale ed educativa, ma anche di grande pace e tranquillità interiore, segnati dall’affidamento e da una grande serenità dell’anima. Tutto questo è indice di grande maturità spirituale in una giovane di vent’anni.
Accenno soltanto, infine, al carattere operativo della santità di Bartolomea. Questo rimanda, da una parte, all’indole pratica e concreta della nostra terra. Ma, in termini più generali,
ci ricorda che la santità è la manifestazione visibile dell’amore di Dio per l’uomo. Il cuore della santità cristiana sta fondamentalmente in questo suo essere traduzione percepibile e credibile della carità divina, che al suo massimo livello si è espressa storicamente in Gesù. La perfetta imitazione di Cristo passa dunque inevitabilmente attraverso la pienezza della carità verso l’uomo. Anche a Bartolomea si potrebbe applicare il motto paolino di S.Giuseppe Benedetto Cottolengo: Charitas Christi urget nos, per concludere che è Dio che ci spinge alla nostra personale salvezza mettendoci a servire l’ultimo perché recuperi piena dignità umana attraverso l’amore.
Vorrei concludere con qualche osservazione sul significato per noi oggi della santità di Bartolomea Capitanio. Abbiamo già detto che la Chiesa ha la missione di narrare in modo credibile l’amore di Dio per gli uomini. I santi rappresentano la Chiesa quando raggiunge questo obiettivo: essi sono la realizzazione di questo fine, nelle modalità diverse che solo l’inesauribile fantasia dello Spirito sa far germogliare. Per quanto concerne il caso specifico di S.Bartolomea vediamo quanto sia stata determinante per lei l’attenzione agli ultimi ed ai poveri. Chi erano nella Lovere dell’Ottocento gli ultimi ed i poveri? Erano gli ammalati, gli orfani, bimbi e bimbe lasciati a se stessi per lo stato di miseria e degrado in cui versavano le loro famiglie. Da questo punto di vista, allora,
S.Bartolomea interpella ancora la nostra Chiesa e le nostre parrocchie: sanno ancora “vedere” gli ultimi per chinarsi su di loro con la sua stessa delicata amorevolezza? E chi sono gli ultimi, oggi?
Se consideriamo inoltre la parabola esistenziale di S.Bartolomea dovremmo rimanere stupiti di ciò che una giovane donna ha saputo realizzare in quel tipo di società così intrisa di maschilismo autoritario ed antifemminismo.
Nelle circostanze difficili del suo tempo ha esaltato il ruolo ed il genio della femminilità: la santità crea innanzitutto capolavori di umanità. E’ vero che, fortunatamente, la valorizzazione della donna ha fatto passi da gigante in due secoli ma non possiamo guardare con tristezza alla distanza che intercorre tra la realizzazione femminile incarnata da Bartolomea e quello fortemente degradato che tende a prevalere nel modello consumistico ed edonistico della società di oggi. Non sempre la storia è magistra vitae: spesso diventa magistra vitii.
Il messaggio della santità di Bartolomea può dunque essere questo: svegliare una giovane alle responsabilità della sua vita. Con il suo amabile sorriso invita ad avere il coraggio e la forza di prendere in mano la propria vita e sentirsi responsabile di essa. Bartolomea fu una donna che visse con grande intensità la sua breve esistenza e a lei si potrebbe applicare perfettamente l’adagio latino: consummata in brevi explevit tempora multa. Raggiunse la pienezza di tanti anni pur vivendone pochi. Sì, perché il dono di sé è capace di riempire, di dare un senso di totalità, anche ad una vita breve.

Don Livio Rota


ENNIO APECITI
Santa Bartolomea Capitanio,
"Quella benedetta carità ... troppo mi piace"

Edizioni San Paolo, 2011

“Questa nuova biografia, scritta da mons. Ennio Apeciti, sacerdote ambrosiano, descrive con competenza storiografica e grande sensibilità spirituale, il breve ma intenso itinerario di vita della giovane Bartolomea che, sorpresa giorno dopo giorno dall'amore infinito del Signore, vive e opera sospinta dall'urgenza di comunicare la gioia e la bellezza della Carità.
L'autore termina la biografia con questo interrogativo:

"Bartolomea Capitanio ha creduto all'Amore, perché non crederci noi?
Non vale forse la pena tentare, almeno tentare?"
Lasciamoci provocare da questo interrogativo con la certezza che
"Basta poco all'Amore. Gli basta vedere che ci proviamo.
Perché l'Amore più che d'essere amato ama d'amare".