Su Famiglia Cristiana un servizio girato a Mariet

Un cammino di formazione e amicizia
Tra le case

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"Suor Agnese, ci troviamo per riflettere e pregare insieme?" Erano i primi anni '90. Quei giovani sono diventati adulti, si sono sposati, hanno messo al mondo figli. Continuano a vedersi, confrontando vita e Vangelo. L'esperienza si è diffusa in Lombardia…

Il nome “Tra le case” non è la solita etichetta che spesso si appiccica a progetti pastorali che si vogliono inclusivi, concreti, “dal basso” ma che poi restano tali solo sulla carta. Il nome e lo spirito profondo di questa iniziativa («un cammino di formazione e amicizia», specifica con un sorriso suor Agnese Quadrio che ne è l’animatrice)
nasce nei primi anni Novanta nell’hinterland di Milano da un manipolo di ragazzi, in gran parte distanti dall’esperienza ecclesiale. «Volevano consolidare la loro amicizia e io ho proposto di incontrarci a casa loro», ricorda suor Agnese dell’Istituto Suore di Carità delle Sante Bartolomea Capitanio e Vincenza Gerosa, conosciute popolarmente come “suore di Maria Bambina”.
La religiosa propone alle cinque ragazze presenti un incontro ogni 15 giorni durante il quale si parla della vita e del Vangelo. Nel giro di alcuni mesi il gruppo si allarga, le ragazze invitano i loro fidanzati, amici, colleghi. Si aggiunge un’altra suora. Le coppie si sposano, nascono i figli.«L’appuntamento mensile si svolgeva, a rotazione, in una famiglia perché ogni coppia con i bimbi piccoli non poteva spostarsi», spiega suor Agnese. “Tra le case” nasce così, da un motivo pratico (non potersi spostare con i bimbi) e dall’esigenza di ritagliarsi un’oasi di preghiera e di riflessione nel tumulto della vita moderna. Dai quei primi appuntamenti sono trascorsi quasi vent’anni e parole come “cammino di formazione”, “condivisione tra famiglie”, “vocazione sponsale”, “educarsi per educare” sono tornate potentemente all’ordine del giorno in una pastorale che cerca creatività per affrontare le sfide di oggi. «È nato tutto in maniera spontanea – dice sr Agnese - , dentro un contesto di amicizia e sulla base del bisogno di condividere la propria esperienza di sposi e di genitori». Nel tempo il progetto si è allargato e sono nati altri gruppetti di giovani coppie nella zona di Monza-Brianza, Sesto San Giovanni, Lovere, Lodi e Cremona. Agli incontri partecipano anche, via Skype, coppie sparse del Veneto e del Trentino.
Per capirne il clima e scrutare il carisma bisogna raggiungere
Cascina Mariet, a Sovere, sul lago d’Iseo, dove vive suor Agnese con alcune consorelle e dove s’incontrano il gruppo delle giovani coppie, da Massimo e Nicoletta, freschi di matrimonio, a Daniela e Gina, entrambe in dolce attesa. «In totale», chiarisce suor Agnese, «sono quindici coppie che hanno deciso di continuare a vedersi dopo l’esperienza del corso di preparazione al matrimonio per condividere i primi passi da sposi».

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A Cascina Mariet abita anche la famiglia di Michele e Federica con i figli Maria, 12 anni, Simone, 10, Elisa, 8, e l’ultima arrivata Sonia, dall’Indonesia, grazie a un programma di scambio interculturale. Si sono sposati nel 2003 e partecipano agli incontri del gruppo di Lovere: ogni settimana, a rotazione, una famiglia ospita un incontro di preghiera e ogni 15 giorni c’è un momento di condivisione e di scambio della propria esperienza di vita: i figli, gli affetti, la fede, le difficoltà. «Ascoltiamo ciò che ciascuno vive», spiega Michele, «ognuno parla e nessuno dà giudizi». Riflette Federica: «Il legame con le altre famiglie ci ha aiutato molto perché possiamo confrontarci con coppie che hanno già affrontato i nostri stessi problemi. Noi forse non avremmo mai ospitato Sonia se non fossimo stati spronati da altre famiglie che l’hanno fatto prima di noi. Ma anche nelle cose pratiche si fa “rete”. Qualche giorno fa siamo andati a Roma in pellegrinaggio e una coppia ha accudito i nostri bambini. È una ricchezza di fede e dal punto di vista umano».

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I rischi e le fatiche sono comuni a quelli di tante altre famiglie. «Di recente abbiamo vissuto con grande dolore la separazione di una coppia che faceva il percorso insieme a noi», raccontano, «è stato doloroso, abbiamo cercato di stare vicino a entrambi ma senza dare nessun tipo di giudizio». Michele e Federica ora accompagnano le giovani coppie nei corsi di preparazione al matrimonio: «È lì che si gioca la partita», dice lei, «talvolta chi si sposa in Chiesa ha una marcia in più perché ha fatto un percorso di preparazione. A me piace pensare che i mali vadano prevenuti, non curati, bisogna lavorare molto all’inizio». Giuseppe, che segue gli incontri da anni, è convinto la strada è quella giusta: «Perché», spiega, «questo progetto punta molto sulla relazione. Gesù avvicinava le persone andando a trovarle a casa loro, sedendosi a mangiare e fare quattro chiacchiere. La chiave del successo è proprio questa».