Binasco 2016

Le famiglie ospitanti dei giovani a Binasco scrivono...
Un Dio che invita con Whatsapp

comunita
Tutto è incominciato con un messaggio Whatsapp arrivato da una persona conosciuta, ma non del solito giro. Ci siamo domandati: “Dove, quando, perché?” In Chiesa non avevano dato nessun avviso in merito. Non avevamo mai accolto queste richieste di ospitalità, neanche ai tempi della “Missione”, perché la nostra casa non offre molto spazio, ora invece la cameretta era libera. Poi tutto è venuto da solo…
Certo qualche perplessità (chi sarà, da dove verrà, cosa servirà per ospitarlo) ma una volta presa la decisione abbiamo organizzato i diversi impegni avendo ben in evidenza: “25-26-27 novembre Ospite”. Venerdì 25 abbiamo partecipato, insieme ad altre famiglie, all’accoglienza dei giovani provenienti da varie parti d'Italia e a fine serata ci è stata affidata Chiara. Sarà stata la pioggia che ci ha inzuppati al rientro a casa, il clima dell’Oratorio o chissà che altro ma si è instaurato da subito un bellissimo rapporto (ci dicono dalle testimonianze raccontate, contraccambiato).
Abbiamo cercato di vivere come con un figlio le “colazioni” e le “fine serata” facendoci raccontare e condividendo, senza forzare, gli avvenimenti e le impressioni sugli incontri spirituali della giornata; mettendoci in ascolto; cercando di risolvere piccoli contrattempi; preparando tutto per benino e con semplicità.
Domenica mattina il saluto. Mario per primo, perché un impegno lo portava fuori Binasco; io ho cercato di posticipare i saluti fino a dopo la Messa per allontanare il momento del “distacco” che ha lasciato un po’ di nostalgia.
Alle famiglie, oltre agli ospiti, era stata consegnata da parte di Suor Rita una lettera di ringraziamento per aver accolto “
una gioiosa rivoluzione nei vostri ritmi familiari” che si apriva così: “Oggi devo fermarmi a casa tua” Lc 19, 5. Un chiarissimo invito preannunciato dal messaggino telefonico di un mese fa. Forse anche Dio si è adeguato ai tempi e ci ha aggiunti al suo Gruppo Whatsapp.

Federica e Mario


Abbiamo deciso di ospitare un/a ragazzo/a con l'intenzione di partecipare in modo seppur indiretto ad un progetto di crescita umana e spirituale dei giovani che ha coinvolto la nostra comunità.
Accoglienza significa aprire le braccia; non sai mai chi il Signore ti metterà sulla strada.
Accogliere non è un semplice ospitare ma percorrere un tratto della strada di altri si intreccia alla nostra condividendo esperienze ed emozioni. Oltre ad esserci arricchiti di una nuova amicizia, è stata una testimonianza di "apertura" per i nostri figli che hanno potuto sperimentare la fecondità della famiglia nel dono di se verso gli altri.


Ripensando alle parole di suor Agnese sul fatto che i figli ci guardano, ospitando le ragazze volevamo anche far passare a nostra figlia il messaggio che
crediamo nel valore dell'accoglienza e della condivisione. Ma mi sa che qualche seme buttato in precedenza ha già cominciato a germogliare! Mia figlia raramente fa colazione con noi perché preferisce dormire ancora un po'. Venerdì sera mentre andavamo in oratorio ha espresso il desiderio di fare colazione tutti insieme e ha insistito anche dopo aver saputo che doveva svegliarsi presto. E lo stesso domenica mattina. Bello no?