Romania 2014: i ragazzi raccontano

Un servizio che fa crescere
Dio non chiama le persone capaci,
ma rende capaci le persone che chiama

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“Il mio cuore mi conosce meglio di quanto lo conosco io, lascerò parlare il mio cuore”. Solo in questo modo riusciremo, forse, a trasmettere una piccola parte di ciò che questo viaggio in Romania è stato per noi.
Dopo l’incontro con le altre ragazze che avrebbero condiviso con noi l’esperienza, un viaggio lungo e travagliato con tutti i mezzi più disparati e una visita a Bucarest, siamo finalmente arrivate a Stufu, piccolo paesino della Romania. Nonostante fossimo state preparate, quella realtà in cui siamo state catapultate ci ha spiazzate: case fatiscenti, gente che prende l’acqua al pozzo, più “carute” trainate da cavalli che macchine, galline e oche che vagano su strade sterrate… Tuttavia l’accoglienza e il calore delle persone ci hanno fatto subito superare il disagio e la paura iniziali e ci hanno permesso di immergerci nella freneticità della nostra esperienza. Le giornate sembravano durare il doppio: si iniziava con un momento di preghiera e di formazione che, insieme ai biscotti di metà mattina, ci dava la carica per affrontare la parte fisicamente più impegnativa: il Gref, Gruppo Ricreativo Estivo Formativo. Durante questi pomeriggi veniva data ai bambini di Stufu e dintorni la possibilità di divertirsi imparando al tempo stesso il segreto della felicità, ovvero una vita fondata sui valori veri.
Nonostante varie difficoltà derivate dalla diversità di abitudini e dalle incomprensioni dovute alla lingua, abbiamo potuto contare sulla presenza di un “parintele” (cioè sacerdote) davvero appassionato del suo lavoro e coinvolgente, di due suore, suor Cornelia e suor Marianna, che sono diventate una guida e un riferimento sicuro e su compagne di avventura grazie alle quali non è mai mancato un clima familiare, in cui era possibile condividere momenti di riflessione e crescita personale ma anche attimi di svago e di quotidianità. Perché ormai quella era diventata una quotidianità, di cui ora continuiamo a sentire la mancanza. Proprio grazie al supporto di questa sorta di famiglia creatasi, tutte noi abbiamo saputo trasformare le nostre insicurezze e paure in punti di forza, perché, come ci è stato ripetuto più volte, “Dio non chiama le persone capaci, ma rende capaci le persone che chiama”.

Elena e Paola


Questa esperienza è stata una concreta opportunità di crescita, che mi ha consentito di mettermi alla prova sapendo di non essere mai sola. Mi sono sentita accolta e sostenuta da subito.
Il ricordo più bello è la semplicità della gente, l'amore gratuito che gli abitanti ci hanno offerto e la cura che hanno avuto nei nostri confronti, donandoci uova, latte, patate.. insomma ciò che serve a loro per vivere.
Mi ha emozionato anche vedere la gioia e i sorrisi dei bambini e vedere che, nonostante parlassimo una lingua diversa, si è instaurato un rapporto di affetto e fiducia.
Un grazie speciale alle mie compagne d'avventura e alle suore che con la loro allegria hanno contribuito a rendere questi giorni indimenticabili.

Beatrice


E’ difficile riassumere in poche righe l’esperienza in Romania. Il primo impatto con la realtà di Stufu è stato forte, mi sembrava di essere entrata in un altro mondo. La gente del villaggio, però, ci ha subito accolte come persone di famiglia e con noi è sempre stata cordiale, gentile e disponibile. Durante questa esperienza ho trovato altre “perle” di grande valore: i bambini con la loro spontaneità e la loro dolcezza; gli animatori rumeni che ci hanno dato un aiuto prezioso durante il GREF; la bellezza della natura di Stufu e dei suoi cieli stellati.
In questi giorni ho scoperto che si può vivere una vita semplice ed essenziale, senza tutte le comodità a cui siamo abituati, ed essere ugualmente felici.

Camilla


Ci hanno proposto la Romania come meta estiva di quest anno.
Cosi' siamo partite, cariche di pregiudizi e preoccupazioni, con noi altre 10 ragazze, tra cui due suore e una laica consacrata, alla scoperta di Bucarest, ma soprattutto di Stufu, piccolo paesino di campagna in provincia di Sanduleni.
La realtà che ci si presenta davanti è pungente e sa scavarti, toccarti nel profondo in pochi istanti, piena di contraddizioni: la campagna e la città, la "ricchezza" e la povertà.
Ma è proprio quella povertà che sa accoglierti, che sa riempirti, che sa donarti e condividere con te quel poco che ha, non solo materialmente con doni di ogni genere (più volte alla nostra porta sono giunte donne con verdure, latte, formaggio e perfino soldi..), ma anche e soprattutto spiritualmente: la semplicità, la gioia per il poco posseduto, la disponibilità mostrata senza nemmeno pensare che adesso sei TU lo "straniero".
Sono quei bambini che vogliono starti accanto, che sono entusiasti delle attività del Grest, qualunque esse siano, che ti parlano anche solo con gli occhi o con un sorriso che sa trasmetterti più di mille parole, che non si preoccupano se lo spazio non è abbastanza o se i loro amici indossano vestiti troppo stretti o troppo larghi, che nonostante provengano da situazioni problematiche, hanno una carica e un entusiasmo contagiosi.
Sono lì per te, grati di quel poco che hai da offrire e pronti a donarti tutto ciò che è in loro possesso.
Sono loro i protagonisti di questa esperienza, senza di loro il nostro lavoro non sarebbe stato possibile, i giochi, i balli, i canti non sarebbero stati motivo di gioia e condivisione, la fatica di organizzare attività, che duravano ore, non sarebbe stato invece motivo di piacere e soddisfazione.
Al collo per tutti i 10 giorni abbiamo portato il Tao, segno che costantemente ha guidato i nostri passi e ci ha ricordato di essere uno strumento nelle mani del Signore. Quel piccolo simbolo, accompagnato quotidianamente dalla preghiera e dalla Parola, ci ha dato la forza di continuare, di metterci in gioco e di regalare a quei volti che abbiamo incontrato i NOSTRI doni, segno di un amore più grande di noi.
E’ importante, come gli incontri quotidiani ci hanno insegnato, partire con gli occhi di un educatore che ama tutti indistintamente, che è pronto ad accogliere la persona nella sua interezza, che parte dai bisogni dell’altro e non guarda i propri, che non si arrende davanti alle difficoltà, ma che cerca di abbatterle per riuscire a guardare oltre a questo muro che imponente ci compare davanti e che se abbattuto ci permette di proiettarci ed essere parte di un amore più vero e più sincero.
Noi tutte eravamo consapevoli di non riuscire da sole in questa impresa, ed è per questo che costantemente,
giorno dopo giorno , ci siamo rivolte a Lui, sicure di ricevere un aiuto ad abbattere, mattone dopo mattone, il nostro “muro” .
La ricchezza che portiamo nel cuore ora è frutto di quei dieci giorni di lavoro e di condivisione, non sempre semplice, in una terra straniera che spesso si è rivelata essere più accogliente di quella che chiamiamo "casa".
Ripercorrendo con la memoria quei giorni, ci siamo ritrovate nelle parole di un famoso cantante che così scrive nel suo libro:

“Non andammo certo “a Cuba” a cercare consolazioni ideologiche o il contrario:
stavamo cercando qualcosa da imparare,
qualcosa che non avevamo visto
e insieme qualcosa da ricordare,
pezzi della nostra vita,
del nostro futuro
e della nostra memoria.”
Jovanotti