Raduno giovani 2017 a Clés

Raduno giovani 2017 (seconda tappa): Clés
“Noi non sappiamo la nostra altezza
fino a quando qualcuno non ci chiama ad alzarci” .
E. Dickinson

paralitico
A qualche settimana di distanza, con il mio quaderno tra le mani, faccio memoria del Raduno Giovani a Cles.
Cosa è stata, per me, questa esperienza? Questa è la domanda con la quale cerco di accompagnare le mie parole, mentre scrivo la risonanza…
Mi piacerebbe, prima di tutto contestualizzare l’esperienza, di cui sono chiamata a raccontare.
Dall’entusiasmo buono che ha seguito il Convegno svolto a Lovere ad aprile 2016, quest’anno, è nata l’idea di costruire un percorso più continuativo per noi giovani: non aspettare un anno per ri-incontrarsi, quanto piuttosto, dar vita a tre Raduni – uno a novembre, uno ad aprile ed uno a luglio – per poter continuare a riflettere sui grandi temi “lanciati” a Lovere. Leggi tutto...

Il carcere femminile della Giudecca

Annalisa racconta la sua esperienza
“Abitare il carcere”

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25 gennaio 2016, Venezia. Via Sant’Eufemia, Calle delle Convertite, mi ha accolto con le lapidarie parole di un murales, tracciate, poco elegantemente, dallo spruzzo rosso di una bomboletta sul compensato di alcuni pannelli posti a recintare un’area di lavori-in-corso. “Il carcere è una merda”. 
 
Poco distante da lì, al numero 712, il penitenziario – ex-convento del Milleduecento, segnato dal tempo e dall'umidità – stava lì ad affacciarsi silenzioso sul canaletto antistante, deputato alla sosta di piccole imbarcazioni che, specchiandosi in quell'acqua torbida e verdastra, sembravano del tutto ignorare l’ingresso verdone, che, aprendosi e chiudendosi, assolveva la propria funzione di soglia. Gabbiani gracchianti lo tenevano d’occhio in attesa che dalla piccola rampa, appena dopo il portone, scendessero enormi sacchi della spazzatura: il loro banchetto. Una scena dimessa, quindi, quella offerta, quel giorno d’inverno, dalle mura della Casa di Reclusione Femminile della Giudecca.
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Con lo sguardo al cielo

Grazie ad un'intuizione di Papa Leone XIII le suore di Maria Bambina
hanno stabilito un insolito record.

Il record stabilito da 4 suore:
hanno scoperto 400mila stelle

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Sapevate che la storia dell’astronomia è stata cambiata da….quattro suore? La precisione,
la capacità di calcolo, la scaltrezza di queste consacrate hanno consentito loro di stabilire
un primato: catalogare ben 400.000 stelle.

Fra il 1910 e il 1922 quattro anonime suore originarie della Lombardia e impiegate
all’
Osservatorio Vaticano (Specola Vaticana) scoprirono e catalogarono gli astri. Dopo
quasi un secolo i nomi di queste preziose aiutanti sono stati finalmente rivelati. Si tratta
di
Emilia Ponzoni, Regina Colombo, Concetta Finardi e Luigia Panceri (Corriere della
Sera, 6 giugno
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Walter

Da uno scritto di don Davide e il ricordo degli amici
In ricordo di Walter

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Qualche giorno dopo, e a migliaia di chilometri di distanza, provo a raccogliere un po’ di frammenti, le macerie di quel terremoto imprevedibile e drammatico che è stata la partenza di Walter da questa terra e da questa vita. Raccogliere, dico, che a rimettere insieme e a ricostruire ci vorrà tempo, è forse il compito che ci aspetta, che ci disponiamo ad assumere nella speranza e nella fede, in mezzo alla tristezza e alle lacrime.

Il primo frammento che raccolgo è legato alla commozione. Alla morte di Walter non si può pensare senza commuoversi, senza sentirsi profondamente coinvolti. Ho raccolto questo movimento interiore nei volti, nelle parole, nei silenzi e nei pianti di tante persone, che tra l’incredulità, la sorpresa, lo sconcerto si lasciavano andare al pianto, o provavano invano a nasconderlo. Uso di proposito al parola “commozione”, perché dice molto di piu’ di quell’emozione che a volte sbiadisce e svapora col passare dei giorni o che si smarrisce e si confonde nei ricordi. Commuoversi è “muoversi con”, muoversi insieme. Nel cuore di tanti, probabilmente di tutti, è nato subito (insieme al comune patire) il desiderio di riprendere il viaggio e la strada. E di farlo insieme. “Cosa possiamo fare adesso? Come ci possiamo sostenere? Come aiutarci a vicenda?”. Credo che la morte di Walter abbia fatto scattare in noi domande così. Certo, per stare vicini a Simona e ai ragazzi; ma anche per non smarrirci, per non perderci di vista. Leggi tutto...