Cesano Boscone 2015

I ragazzi raccontano
Lì non per fare, ma per 'esserci'

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L’esperienza de “I giorni del fuoco” presso l’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone è stata davvero interessante, divertente ed educativa. Grazie a questa esperienza ho imparato a vedere le persone con handicap in modo molto diverso; ho scoperto ciò che li rende speciali: la semplicità e serenità nell’affrontare ogni giorno i problemi che li fanno soffrire e che li tormentano incessantemente. All’interno dell’Istituto ho provato un senso di estrema pace, calma e tranquillità, e contrariamente a ciò che pensavo non ho mai trovato dolore, sofferenza o solitudine nei loro occhi. Mi sono resa conto quindi che c’è sempre un modo per essere felici, basta solo trovarlo e senza dubbio tutti coloro che lavorano e operano all’interno dell’Istituto sono una mano in più e un motivo in più per sorridere.
Infatti sono persone gentilissime, cordiali e sempre allegre; le stimo per tutto quello che fanno ogni giorno, per la forza che dimostrano nell’essere sempre allegri e sorridenti, per la passione che risalta dai loro sguardi che li spinge a non mollare mai e alla pazienza che dimostrano a prestare servizio a queste persone meno fortunate di noi che necessitano un aiuto. Sono contenta che nel mondo esistano strutture come quella di Cesano Boscone che danno speranza a chi pensa di non avere un futuro, sono come oasi di amore in un mondo dove regna ancora la legge del più forte, del più furbo e del più ricco e dove valori morali eterni sono stati rimpiazzati da valori materiale frivoli e precari.

Elena


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Se penso all’esperienza fatta la prima cosa che mi viene in mente è l’amicizia. I ragazzi mi hanno insegnato cosa sia davvero, prima non lo sapevo ma ora almeno credo di aver capito qualcosa in più, grazie a loro. Lo so grazie ai loro sorrisi e al loro donarsi fin dal primo istante passato con noi. Per me prima era impensabile sorridere a qualcuno e abbracciarlo, non conoscendolo, forse anche a causa del mio carattere non molto espansivo. Ma grazie a loro ho imparato che un abbraccio e un sorriso andrebbero regalati un po’ di più alle persone, e forse tutti sarebbero più felici. Appena conosciuta non sapevano nulla di me, né pregi né difetti, e posso dire che a loro non importava affatto; ai loro occhi avevo valore semplicemente come persona, un valore grande, e li vorrei ringraziare immensamente per avermelo fatto capire, perché ora anche io vedo con i loro occhi gli altri. Persone che forse all’inizio sembrano piccole, ma non so nemmeno dire quanta immensa semplicità hanno dentro di loro e quanta gioia sono stati capaci di far nascere in me. E’ stata forse l’unica esperienza vissuta fino ad ora che alla fine mi ha lasciato un enorme grazie nel cuore, e nessun vuoto, se non un gran bisogno di tornare a viverla… con loro, nuovi e sinceri amici, ma anche con tutte le persone conosciute, che ho visto mosse davvero da un amore più grande di noi. Grazie.

Martina


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Il primo giorno in cui siamo arrivati all' Istituto, padre Giuseppe ci ha accolti con alcune considerazioni importanti sulle persone che avremmo incontrato. In primo luogo, ci ha detto che gli ospiti non si sentono affatto ospiti, ma che per loro l'Istituto è una casa. Poi ci ha spiegato che gli ospiti eravamo noi, che eravamo per i ragazzi come amici venuti a trovarli e che non eravamo lì per fare, ma per esserci. Terzo, ci ha detto che la cosa importante era creare legami di amicizia senza farci ostacolare dalla pietà, che avrebbe potuto essere un grosso impedimento alla relazione, e questo perché può creare distanze.
Nel reparto in cui mi sono trovata, il san Giuseppe, lasciarsi prendere dalla pietà è davvero facile. Alcune persone non possono muoversi, altre non riescono a parlare o ad esprimere i loro sentimenti se non a versi, altre non possono mangiare né bere normalmente, altre hanno tutti questi problemi allo stesso tempo; tuttavia, in poco tempo ho compreso il significato delle parole di padre Giuseppe. Quello che ho respirato stando lì non era tristezza, né tantomeno rassegnazione. Era voglia di vivere, di combattere, di gioire e di amare. Ho visto una forza e una bellezza sorprendenti, commoventi. Non riesco a togliermi dalla mente gli occhi di una persona che si sforzava, con fatica e forse dolore, di farmi un sorriso per mostrarmi la sua gratitudine. Di cosa? Semplicemente del fatto che ero lì accanto a lei. Ho conosciuto un ometto che non parla, perde un po' tanta saliva e che a volte non riesce a farsi comprendere con i suoi strani gesti, ma che mostra costantemente il suo sorriso alle persone che incontra e si sforza ostinatamente di far capire ciò che pensa. Un altro che va a spasso con almeno cinque corone del rosario, così chiede a chi incontra di recitarlo con lui. Ho ricevuto forse più abbracci in una settimana che in tutta la mia vita precedente e ho capito appieno il significato della parola ''casa'': mi sono sentita pienamente accettata e, di più, accolta, per quello che ero e non per i meriti, non per i canoni di bellezza, intelligenza, simpatia della nostra società dei ''normali''. Ho constatato pienamente che ero io a guadagnare qualcosa stando lì. Ho trovato un paese in cui tornare, a cui pensare con nostalgia.
Il momento in assoluto più commovente è stato la Messa della domenica. Il nostro gruppo sarebbe dovuto partire il sabato mattina, ma io e altre due ragazze abbiamo avuto la possibilità di fermarci, grazie alla disponibilità dei frati e delle suore, che ci hanno accolto e coccolato come delle mamme, in una maniera davvero stupenda.
Questa Messa è davvero speciale: i ragazzi partecipano con un entusiasmo fuori dal comune, esprimendo la gioia di essere lì ad incontrare Gesù attraverso applausi, urla, canti, gesti e sorrisi meravigliosi... mi sono resa conto con mia grande sorpresa di essere ''evangelizzata'' da queste persone, che sono testimoni speciali della grazia di Dio. Poter essere lì per me è stato un grandissimo dono, che mi ha lasciato nel cuore un segno indelebile. Il distacco è stato inevitabilmente doloroso ma, come disse la volpe al piccolo principe, la cui storia ci ha accompagnato durante la settimana, ''ci guadagno il colore del grano''. Nessun disabile potrà più essere anonimo per me, né potrà essere semplicemente oggetto di pietà, ma sarà un ''piccolo'' amico prezioso che ha tanto da insegnarmi.

Nicole

foto Cesano Boscone 2015