«Ho visto Dio nutrire per me fin dall’eternità grande amore.
Egli fin d’allora ha sognato di tirarmi dal niente,
di formarmi con un corpo così eccellente,
con un’anima così nobile, creata a sua immagine.
Per mia abitazione ha fatto un mondo così bello, così vario, così piacevole.
Avrebbe potuto crearmi animale, sasso, creatura insensibile…
invece tutte queste cose le ha poste al mio servizio.
Mio Dio, che merito avevo io per farmi nascere in un paese cristiano,
da genitori buoni e così premurosi per la mia salvezza?
Mi hai arricchito di memoria, di intelligenza, di volontà, di un discreto talento?
MI hai donato la fede, il battesimo, tanti sacramenti e soprattutto l’Eucarestia.
Tutto gratuitamente. Io non ho fatto niente per averli.
E quell’ottima educazione, grazie alla quale così chiaramente ho conosciuto
quanto sia dolce servire te; nella quale ho imparato ad amarti e mi hai attirata a te,
che merito avevo io di riceverla?

E quel Sacro Sposalizio nel quale tu, mio Sposo dolcissimo,
mi hai scelta per tua Sposa e con il quale mi hai introdotta nella tua intimità,
facendomi dono del più bello fra tutti i doni, la dedizione verginale a Te,
quando io l’ho meritato?
E quelle continue grazie che mi doni: tante piccole luci, chiamate,
la testimonianza di molti, le Comunioni, l’aiuto del Confessore…,
che cosa sono se non segni sensibilissimi dell’amor che hai per me?».

(Meditazione sull’amore di Dio - pag. 112-113)