Tutta carità

«Erano anni veramente duri per noi. Avevo ancora impresse nell’anima le facce smagrite e spente che, quando ero bambina, bussavano alla nostra porta, nei tempi di una brutta carestia... Ora, giorno dopo giorno, scoprivo queste e altre miserie: ancora gente senza pane, malati lasciati senza neanche un poco di cura in case umide e malsane, giovani che buttavano la vita o che la riducevano a uno stupido gioco...
La storia dell’uomo porta sempre queste terribili ferite; spesso cambiano solo nome...

Ciò che mi faceva più pena era il vedere le ragazzine più giovani, ancora bambine, ancora aperte alla vita, esposte a perpetuare questa triste logica. lo ero solo una ragazza, ma avevo ricevuto istruzione ed educazione, avevo trovato chi s’era preso cura di me e mi aveva insegnato per cosa vale spendere una vita. lo sapevo quanto bene questo faceva, e non potevo che desiderare che anche altre ne godessero, che anche per loro ci fossero possibilità nuove.

Appena rientrata in famiglia, i sacerdoti della parrocchia mi hanno proposto di aprire una piccola scuola, in casa mia; poi le cose si sono ampliate, e la scuola si è fatta numerosa, è nata l’esigenza di dare a queste bambine una formazione più completa: catechismo, preghiera, gioco... e così è nato questo oratorio. Quando cominci ad aprire gli occhi e il cuore non puoi più chiuderli. E allora si è trattato di far posto nella mia vita anche ai malati, all’ospedale, ai poveri, ai carcerati...»
(Pellegrinaggio alle Origini. Rievocazioni)

Voto di carità - Scr III, 696-699